Una COP27 dolceamara
Dicembre 4, 2022 MDS

Dopo diversi giorni di negoziazioni e trattative, alla fine anche la COP27 è giunta al termine: nonostante alcuni risultati importanti, come un fondo per risarcire i paesi più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici, altri temi rimangono ancora tabù, soprattutto per gli “elefanti nella stanza” USA e Cina, mentre l’Italia si rassegna al ruolo di comparsa.

Di Nicolas Caceres / AlterThink

E anche questa Conference of Parts è andata, e si è conclusa come tutte le altre: con sonori applausi nella sala conferenze e con molte critiche, tra gli esperti e non. La location di Sharm el-Sheikh, simbolo dell’Egitto globale, turistico e soprattutto collegato ai temi della biodiversità e della natura, è stata il teatro della kermesse. Molte le critiche al governo del Cairo per la questione dei diritti umani, a partire dal caso Zaky passando per l’incarcerazione degli attivisti per l’ambiente e per i diritti LGBT+, passando dal tema dell’inquinamento e dello sfruttamento delle fonti fossili, in quanto l’Egitto è ancora fortemente dipendente da gas e petrolio. Alla fine, nonostante tutto, l’evento si è svolto in sicurezza e senza particolari problemi.

Gli highlights del summit

Senza dubbio il tema della guerra in Ucraina ha scombussolato gli obiettivi che i paesi europei si erano dati alla COP26 di Glasgow lo scorso anno, ma nonostante ciò la partecipazione alla COP27 è stata ampia e trasversale: oltre alla neo premier Meloni (si trattava del suo primo evento internazionale) e ai capi di stato dei paesi europei, è da segnalare la presenza di Joe Biden, nonostante la coincidenza dell’evento con le midterm, e del neo eletto presidente brasiliano Lula, che ha voluto dare un messaggio di rottura rispetto al suo predecessore Bolsonaro. Grandi assenti sono stati Xi Jinping e Narendra Modi (a testimoniare l’interessamento pressoché nullo ai temi legati ai cambiamenti climatici di Cina e India, i due più grandi inquinatori insieme agli USA) e, per chiari motivi, Vladimir Putin.

Tra i discorsi più importanti, è da segnalare l’intervento di Gaston Browne, primo ministro di Antigua e Barbuda, che ha sottolineato l’importanza di agire per salvare i piccoli stati (“We don’t want to be refugees”) e il videomessaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha esortato alla pace e al sostegno all’Ucraina.

I risultati della risoluzione

Le negoziazioni sono durate giorni, e in alcuni momenti filtrava sincero nervosismo da alcune parti, come quando la presidenza egiziana ha minacciato di far saltare la soglia di 1.5 gradi e i limiti di emissioni, ma alla fine si è trovata la quadra. Ma cosa è contenuto nella risoluzione approvata lo scorso 20 novembre? Rimane l’obiettivo di restare sotto la soglia di aumento di temperatura di 1.5 gradi, tagliando il 43% delle emissioni nel 2030 rispetto al 2019, e per la prima volta viene istituito, dopo anni di trattative e annunci, un meccanismo di risarcimento alle nazioni più povere che sono state colpite dai fenomeni del cambiamento climatico. La decisione è storica. Nonostante la decisione abbia “infastidito” i Paesi UE, ma soprattutto Cina e USA, si tratta sicuramente un importante traguardo nell’ottica di una maggiore giustizia climatica. Nonostante alcuni buoni risultati, purtroppo mancano ancora degli obiettivi stringenti per i grandi inquinatori (Cina, USA e India in primis) e l’istituzione di un meccanismo globale di Cap and Trade, che permetterebbe di limitare di molto le emissioni.

L’Italia scompare dai radar

E in tutto questo, dov’è l’Italia? A differenza della Conference of Parts dello scorso anno in cui eravamo protagonisti attivi (Milano ha ospitato la Pre-COP dedicata ai giovani), in questa occasione i rappresentanti del Belpaese sono passati in sordina.

Insomma, anche questa COP è finita con scroscianti applausi e con l’insoddisfazione di diversi attivisti ed esperti. Prossimo anno destinazione Dubai, Emirati Arabi Uniti, famosi più per il petrolio che per il clima. Anche se è troppo presto per sapere come andrà, è molto probabile che si cercherà di cambiare tutto per non cambiare niente (come ad ogni summit sul clima degli ultimi anni), purtroppo, aggiungiamo noi!