CSDDD: nuovi obblighi di Due Diligence ESG per le grandi imprese e la Supply Chain

CSDDD: nuovi obblighi di Due Diligence ESG per le grandi imprese e la Supply Chain
Maggio 22, 2025 MDS

La Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD o CS3D), adottata nel 2024, impone alle grandi aziende l’obbligo di monitorare e gestire i rischi legati alla sostenibilità lungo l’intera catena del valore. L’obiettivo è garantire che i prodotti e servizi immessi nel mercato europeo non causino violazioni dei diritti umani né danni ambientali, anche quando tali impatti si verificano in Paesi extra-UE. La direttiva si applica anche alle grandi imprese non europee che superano determinate soglie di fatturato nell’Unione, anche in assenza di filiali o sedi fisiche nel territorio.

I concetti chiave della due diligence secondo la CSDDD sono mappatura e valutazione dei fornitori. Il processo di due diligence nella supply chain, come semplificato dal pacchetto Omnibus, prevede:

  • l’integrazione delle pratiche di due diligence nelle politiche di approvvigionamento e nei sistemi di gestione del rischio aziendale, attraverso l’adozione di un codice di condotta, policy aziendali e misure di verifica della conformità;

  • la mappatura dei fornitori diretti, accompagnata da un’analisi dei rischi ESG, intesa come identificazione e valutazione di impatti negativi reali o potenziali (di natura reputazionale, legale, finanziaria, ecc.);

  • la predisposizione di sistemi di reclamo accessibili, equi e trasparenti, per coinvolgere gli stakeholder (dipendenti, comunità locali, sindacati, istituzioni per i diritti umani e per l’ambiente, ecc.) e consentire a persone o organizzazioni potenzialmente impattate dalle attività aziendali di segnalare eventuali impatti negativi;

  • l’eliminazione o la mitigazione degli impatti negativi attraverso piani di azione, che possono includere modifiche alle pratiche di acquisto, investimenti (finanziari e non), o, se necessario, l’interruzione dei rapporti commerciali con determinati fornitori;

  • il monitoraggio e la valutazione periodica, almeno ogni cinque anni, dell’efficacia delle misure adottate;

  • la rendicontazione delle politiche e delle misure di due diligence in conformità con la Direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).

Le aziende che non rispettano i requisiti della CSDDD possono incorrere in sanzioni amministrative e nella responsabilità civile per danni derivanti dalla non conformità.

Alle grandi aziende è quindi richiesto un livello più elevato di trasparenza e responsabilità nella gestione della catena del valore. Di conseguenza, anche le piccole e medie imprese fornitrici saranno coinvolte, in quanto dovranno fornire informazioni sui propri impatti ESG e sulle strategie adottate, seppure in forma semplificata rispetto agli standard previsti dalla CSRD. In questo contesto, anche per le PMI non direttamente soggette alla CSRD, la sostenibilità diventa un valore strategico. Approcciare volontariamente alla rendicontazione tramite lo standard VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) rappresenta un’opportunità per integrare e comunicare la sostenibilità come parte integrante delle proprie strategie aziendali.