La tragedia della Marmolada e l’emergenza climatica

La tragedia della Marmolada e l’emergenza climatica
Luglio 7, 2022 admin

Cosa fare per evitare lo scioglimento dei ghiacciai. Gli esperti si interrogano su una situazione che sembra essere ormai irreversibile.

Domenica 3 luglio la Marmolada ha fatto i conti con gli effetti dirompenti del cambiamento climatico e dell’emergenza climatica. Un seracco si è staccato dalla sommità del ghiacciaio, nei pressi di Punta Rocca: un iceberg di circa 200 metri che ha dato origine ad una frana scesa a una velocità di 300 km/h per oltre 500 metri.

La fragilità dell’arco glaciale dolomitico è ormai tristemente nota. Al momento del distacco, sulla vetta più alta della catena montuosa, la temperatura era di 10 gradi centigradi, una soglia troppo alta per la stagione in corso.

Dal 2010 fino ai giorni nostri abbiamo già perso il 13% della superficie complessiva dei ghiacciai, con un ritiro medio annuo di oltre l’1%. I glaciologi del CNR, ed in particolare Carlo Barbante, docente all’Università Ca’ Foscari, mettono in guardia le istituzioni dal rischio che si vada verso la scomparsa totale dei ghiacciai nel giro di un ventennio: un aumento di due gradi, in tal senso, potrebbe risultare decisivo. Tra le ripercussioni più evidenti, oltre a possibili ulteriori tragici eventi come quello di domenica, ci sarebbe la riduzione della portata dei fiumi di almeno la metà di quella attuale, con conseguenze negative sulla produzione di energia idroelettrica, sulla disponibilità di acqua potabile e sull’agricoltura.

Tre temi che influenzano direttamene la nostra quotidianità e che in poco tempo cambieranno il nostro stile di vita. Si è passati, per esempio, dall’avere una disponibilità pressoché illimitata di acqua potabile al grave stato di emergenza di alcune grandi regioni italiane legate proprio alla siccità idrica dell’ultimo periodo.

Cambiamenti che mai avremo pensato fino a pochi anni fa, potessero succedere in modo così repentino.

Ma un evento come quello accaduto sulla Marmolada si può verificare ancora?

Vi sono alcuni fattori chiave evidenziati dagli scienziati, che mettono in allarme sulla possibilità che tale evento si verifichi di nuovo, per esempio le temperature troppo alte che hanno riscaldato la roccia sciogliendo il ghiaccio, le scarse precipitazioni nevose invernali, insufficienti a garantire la necessaria protezione di ghiaccio bianco e infine l’ingresso di acqua all’interno delle fessure che ha creato sacche tra roccia e ghiaccio producendo instabilità del versante.

Certo, riuscire a capire con largo anticipo che sta per accadere una tragedia simile è praticamente impossibile, in particolare prevedere il distacco di un seracco. Il seracco è un ghiacciaio che forma una sorta di torre, un pinnacolo derivante dall’apertura sottostante dei crepacci e per questo il suo crollo non è automaticamente attribuibile alle condizioni meteo ma è il frutto di un movimento specifico del ghiacciaio stesso. In questi casi non è possibile costruire modelli affidabili per il controllo delle evoluzioni naturali, come avviene invece per le valanghe.

Dalla prima mappatura della zona è emerso che una parte significativa del ghiacciaio della Marmolada risulterebbe attaccata ancora alla montagna. Il ghiacciaio che sarebbe crollato era dunque frutto di centinaia di anni di formazione. È certo però che la causa principale di un simile evento, su un periodo così lungo, è il progressivo riscaldamento globale che, oltre a ridurre i ghiacciai ad una velocità preoccupante, li rende anche via via più fragili.

La scarsità delle precipitazioni invernali e l’innalzamento vertiginoso delle temperature ben al di sopra della media stagionale, come sottolineato, sono gli altri ingredienti micidiali.

In condizioni normali i seracchi si dovrebbero staccare collassando per effetto della pendenza, restando però ancorati alle rocce grazie alle temperature sottozero. Quello della Marmolada non era propriamente un seracco sospeso ma l’acqua di fusione che è riuscita a penetrare dentro i crepacci potrebbe essere stata la causa dell’evento del distacco, elemento che può essere senza dubbio imputato al caldo anomalo.

Gli esperti denunciano una condizione pressoché irreversibile. Bisogna invertire la tendenza e fare qualcosa di concreto per combattere il surriscaldamento globale, con interventi che vadano oltre i buoni propositi ma sempre molto generici e di circostanza che troppo spesso caratterizzano le prese di posizione dei Governi sull’argomento.

Prendendo come riferimento l’intervallo temporale degli ultimi 70 anni, la Marmolada ha perso più dell’80% dell’estensione. Il fronte del ghiacciaio, nel decennio 2010-2020, è arretrato di 10 metri ogni anno.

Ci sono insomma tutti gli elementi e gli indizi per poter affermare che con questo ritmo la Marmolada sparirà nel 2030 o, al più tardi, nel 2050. La medesima sorte toccherà agli altri ghiacciai di origine alpina che si trovano sotto quota 3000. Basti pensare al destino del “Calderone”, sul Gran Sasso d’Italia, il ghiacciaio che si trovava nella posizione più a sud d’Europa, ormai scomparso.

Sarebbe bene non dover sempre attendere che accada la tragedia per iniziare ad affrontare problemi non più rimandabili. Purtroppo, ancora una volta, così non è stato.

Cosa può succedere nei prossimi anni non lo sappiamo, ma purtroppo non sarà necessario attendere molto per capire che la strada percorsa è pericolosa per la sopravvivenza dell’uomo sul nostro pianeta.

Agire subito con tutti i mezzi è l’unico modo per frenare, cercare di rallentare, questa deriva che ci sta portando lentamente all’ebollizione.

Non possiamo lottare contro il clima, sarebbe una battaglia persa. Possiamo però apprendere nuovamente cosa significa vivere in sintonia con la natura, rispettando i suoi ritmi e le sue forme.