La sostenibilità è oggi uno dei principali motori di creazione di valore e di mitigazione del rischio negli investimenti immobiliari, anche grazie ad un contesto regolatorio sempre più orientato alla Tassonomia UE e ai criteri ESG. Le evidenze dei più recenti studi di settore confermano che gli asset certificati performano meglio dal punto di vista economico-finanziario rispetto al patrimonio tradizionale, consentendo agli investitori di ridurre l’esposizione al rischio e di valorizzare gli asset con performance economiche superiori e più stabili nel tempo.
Diversi studi internazionali dimostrano che gli edifici certificati secondo standard come LEED, BREEAM o WELL registrino premi di valore e di canone significativamente maggiori. Per gli investitori, questo si traduce con un aumento liquidità del portafoglio, grazie alla domanda più alta per asset sostenibili da parte di tenant corporate e fondi in linea con i criteri ESG.
Secondo l’Impact report di USGBC (2024), gli asset LEED hanno fatto registrare, dal 2018, fino al 21,4% in più di prezzo di vendita al metro quadro rispetto agli immobili non certificati, con premi di valore superiori al 25% per uffici di classe A nei mercati urbani più competitivi.
Lo studio “Green Is Good: The Enduring Rent Premium of LEED-Certified U.S. Office Buildings” di CBRE (2022) conferma che gli uffici certificati LEED continuano a beneficiare di un rent premium e di tassi di vacancy più bassi rispetto allo stock convenzionale.
Cushman & Wakefield, in “Green Is Good: Sustainable Office Outperforms in Class A Urban Markets” (2021), rileva che dal 2015 gli affitti per uffici LEED sono stati mediamente più alti e con migliori livelli di occupazione rispetto alla media di mercato.
Uno degli argomenti più convincenti per investitori e finanziatori riguarda la riduzione strutturale dei costi di gestione e manutenzione lungo il ciclo di vita. Sempre USGBC stima che gli edifici LEED possano ridurre i costi di manutenzione di circa il 20% rispetto agli edifici commerciali tipici, grazie a impianti più efficienti, materiali durevoli e migliori strategie di gestione.
Il mercato italiano si sta affermando sempre più come uno dei riferimenti europei per l’edilizia sostenibile certificata. Per gli investitori, questa tendenza rappresenta una finestra di opportunità per posizionarsi in anticipo su un segmento a crescente domanda e con incentivi regolatori favorevoli.
L’Impact Report 2023 di GBC Italia mostra oltre 19 milioni di mq certificati LEED-like in Italia, con risparmi annui di 170.000 tonnellate di CO2 e 1,3 miliardi di litri d’acqua (68 milioni di euro di esternalità evitate). Questo aumenta il valore long-term degli asset, migliorando indicatori ESG e reputazione del portafoglio. Al 2030, il valore salirà a 189 milioni annui grazie a più certificazioni e buone pratiche.
In un contesto in cui la conformità alla Tassonomia Europea, agli standard di rendicontazione di sostenibilità e ai criteri ESG è diventata centrale nella valutazione del rischio di credito e nella selezione degli asset da parte di investitori istituzionali, la certificazione non è più solo “una targa”, ma uno strumento strategico di gestione del rischio e di difesa del valore e una leva competitiva per accedere a capitali a costo inferiore e mantenere l’asset appetibile sul mercato. La recente evoluzione di LEED v5, che destina circa il 50% dei punti alla decarbonizzazione, rende ancora più evidente il legame tra certificazione, transizione climatica e accesso a capitali qualificati.
Non si tratta solo di un riconoscimento formale, ma di trasformare il patrimonio in asset resilienti, efficienti e allineati alla decarbonizzazione globale. La certificazione abilita strategie long-term: difende dal “brown discount”, attrae tenant/investitori attenti alle pratiche sostenibili, facilita finanziamenti green, riduce obsolescenza e svalutazioni, genera vantaggi sul costo del capitale e migliora rating ESG del portafoglio.
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