Criteri Ambientali Minimi: risponde Saporetti

Criteri Ambientali Minimi: risponde Saporetti
settembre 7, 2016 MDS

Riguardo al nostro articolo dello scorso 11 febbraio “Luci e ombre dei Criteri Ambientali Minimi” ci ha scritto nel merito il dott. Sergio Saporetti, funzionario tecnico presso la Divisione II, Certificazione ambientale ed acquisti pubblici verdi della Direzione Clima ed Energia del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM). Pubblichiamo volentieri le sue osservazioni e lo ringraziamo per l’occasione di poter dare il nostro contributo diretto a un percorso normativo. L’obiettivo è quello di migliorare il lavoro svolto sin qui dal Gruppo di lavoro per la stesura dei CAM (Criteri Ambientali Minimi) per l’edilizia, del quale Saporetti è appunto il coordinatore.

SaporettiSul contributo delle “lobby” (produttori di materiali, categorie professionali, ecc.) all’interno del gruppo di lavoro, Saporetti precisa innanzitutto che «un documento così ampio e complesso non era facile da scrivere e ci sono stati più contributi tecnici da parte di professionisti e di portatori di interesse. Ma i contributi delle lobby sono stati valutati e criticati. Volendo creare un documento lineare e coerente si è cercato di concentrarsi sui criteri ritenuti fondamentali per definire un progetto sostenibile».

Sul ruolo dei protocolli di sostenibilità per gli edifici, tutti parificati – nazionali e internazionali – ai fini dell’applicazione dei criteri, la constatazione del Ministero è che «in questa fase storica del mercato deve essere così. Inoltre non esistono validi strumenti comparativi. E non si è ritenuto opportuno fare riferimento preciso ad alcuni schemi, anche se solo come esempio. LEED è stato valutato insieme ad altri schemi. Del resto i criteri contenuti nel documento sono alquanto scontati per un’edilizia sostenibile ed è un caso che la maggioranza siano valutati anche in LEED che non a caso è uno degli schemi più diffusi e usati». Vengono insomma riconosciuti i benefici di un approccio olistico alla sostenibilità, introdotto nel mercato e nelle pratiche progettuali dagli standard di certificazione come LEED. Alla nostra proposta di recepire in blocco i protocolli di sostenibilità, così come sono, Saporetti osserva «come si confrontano? Per questo si prendono in considerazione come prova solo se garantiscono il rispetto dei singoli criteri ove sono richiamati».

Sugli aspetti tecnici e l’applicazione pratica dei CAM, di seguito alcune ulteriori precisazioni.

Dapprima è il caso di ribadire che i CAM includono requisiti prescrittivi, più che suggerimenti. «Lo scopo – prosegue Saporetti – era dare prescrizioni minime per qualificare un progetto come “verde”». L’obiettivo è veramente di dare una scossa al mercato delle costruzioni (siamo pienamente d’accordo) richiedendo livelli prestazionali che in altri paesi europei sono già acquisiti (lo confermiamo, avendo avuto diverse esperienze di progetti all’estero).

EcolabelE quindi spazio alle certificazioni EMAS o ISO 14001 o a soluzioni tecnologiche dettate dal buon senso, come le coperture di parcheggi realizzate con pensiline fotovoltaiche. Le dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD), non sono obbligatorie in quanto tali, nel senso che sono «alternative all’Ecolabel – il marchio dell’Unione europea di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi migliori dal punto di vista ambientale – e alle dichiarazioni di tipo II verificate da parte terza» ma anche in questo caso l’intento è di recuperare una situazione che vede l’Italia ancora parecchio indietro rispetto a nazioni europee più virtuose per questi aspetti.

Sull’adozione del “piano di manutenzione” Saporetti commenta «questo criterio andrebbe implementato e migliorato. Per esempio la manutenzione delle coperture influisce sulla prestazione delle guaine sintetiche bianche o sulle vernici chiare usate per i bitumi neri. Ma c’è da stabilire cosa poter inserire come specifica tecnica e cosa come clausola contrattuale da rispettare durante la vita dell’edificio, e questo sarebbe un contratto di servizio. Quindi per la sola progettazione i CAM possono solo dare indicazioni su cosa fare e ogni quanto tempo».

Sugli aspetti “sociali” dei CAM, infine, l’intenzione del Ministero è di approfondire l’argomento con una maggior completezza, anche tramite il contributo di un apposito esperto.

Il lavoro del gruppo dedicato ai criteri ambientali minimi per l’edilizia non si è comunque esaurito; il dott. Saporetti ci informa che è già al lavoro per un primo aggiornamento del documento, che attendiamo con estremo interesse. Da parte nostra abbiamo già dato la disponibilità a collaborare, ad esempio proponendo una matrice di comparazione tra i CAM e i requisiti previsti dal protocollo internazionale Living Building Challenge.

Per maggiori informazioni: info@macrodesignstudio.it URP@minambiente.it

(foto di copertina: Magic Madzik)